Il risciò dei desideri...

In questi ultimi due anni, sono almeno tre le aziende che hanno provato a lanciare un servizio di risciò a pedali a Firenze, ma con mille difficoltà. Tanto che non si sono visti i risciò per le strade cittadine, salvo sporadiche apparizioni, soprattutto dei mezzi rossi di Tassò Italia. I primi ad averci provato, a Firenze, sono stati i "torinesi" di AVD Italia, che già nel 1999 proponevano un risciò con pedalata assistita da un motore elettrico. Per capire meglio la situazione, abbiamo intervistato Stefano, presidente della terza società, Olim Risciò.

Come nasce l’idea di Olim Risciò?
Nasce da un gruppo di amici. Vedemmo in televisione la presentazione di un servizio di risciò a Berlino, nel lontano 1997, e pensammo che sarebbe stato l’ideale riproporre la stessa idea a Firenze, una città con caratteristiche eccezionali per l’utilizzo di questo mezzo ecologico, pensando anche ai molti turisti che avrebbero potuto usufruire di questo servizio.

Come avete attuato l’idea?
L’attuazione è stata lunga e difficoltosa. Inizialmente provammo a contattare chi gestiva il servizio di risciò di Berlino; ci fu proposto di portare il servizio a Firenze in franchising, però costava troppo. Pensammo allora di fare per conto nostro. La prima cosa fu individuare un produttore di risciò. Su internet, inizialmente, trovammo solo produttori indiani. Prendemmo anche contatto con uno di questi, ma volevano venderci non meno di 20 mezzi. Siamo arrivati poi ad una ditta tedesca, con la quale è iniziata una trattativa. Ma i risciò avevano un costo che andava oltre le nostre possibilità.

E poi?
Nel 1999 il comune di Firenze bandì un concorso per nuove idee imprenditoriali (legge Bersani). Partecipammo. La nostra idea risultò fra le prime 25 e quindi accedemmo ad un finanziamento a fondo perduto di 28 milioni di lire. A giugno 2000 coinvolgemmo altri amici e fondammo la nostra società, Olim SRL.

Cosa vuol dire Olim?
Fa riferimento al passato. Volevamo proporre dei servizi ecologici, con la qualità e ritmi come era possibile trovare nei tempi passati. Da qui Olim, “un tempo”, “una volta” in latino.

Quale fu il vostro primo atto?
Comprammo subito due risciò dalla ditta tedesca, investendo circa la metà del finanziamento ottenuto. Per risparmiare sulla spedizione andammo personalmente in Germania a prendere i mezzi, con un furgone noleggiato per soli due giorni. Fu un’avventura rocambolesca, anche perché era proprio il periodo dell’Oktoberfest!

E con il resto del finanziamento cosa avete fatto?
Il resto è servito ad acquistare altro materiale utile per la nostra attività. E poi è servito per finanziare l’avvio dell’impresa.

Come sono andate le cose?
Il 22 settembre 2000 avevamo già ottenuto la licenza per il noleggio di velocipedi (senza conducente). Successivamente contattammo diversi assessori del Comune di Firenze, per sondare la loro opinione sull’idea di un servizio di risciò in città. Rispose solamente Bugliani (allora assessore all’ambiente, mentre alla mobilità c’era Grazia Monciatti), che si disse favorevole.

Perché non chiedeste un’autorizzazione per il noleggio con conducente (NCC)?
Lo abbiamo fatto! Ma ci è stata rifiutata. Del resto sapevamo già che la legge italiana, al momento, non includeva i velocipedi fra i mezzi con cui si può fare noleggio con conducente; non sappiamo se per una dimenticanza o per un’avversione; ma credo che il problema non se lo sia mai posto nessuno, finora.

OK, a noi piace la sfida. Ma quelli che vi hanno dato il finanziamento, non potevano pensarci?
Bhe’, in realtà nessuno si aspettava che ci fossero queste difficoltà. Il servizio era stato lanciato da tempo in numerose città europee (Parigi, Berlino, Londra, Monaco di Baviera), per cui non sembrava che dovesse essere un problema proporlo anche a Firenze...

Comunque non avete gettato la spugna...
Certo che no! Abbiamo pensato a tutti i modi possibili per sviluppare un’idea che continuavamo a ritenere estremamente positiva, innovativa e divertente. La prima idea fu quella di cercare uno sponsor, mettere la pubblicità sui risciò, e fornire un servizio gratuito alla cittadinanza (finanziato dalla pubblicità). E qui cominciò la nostra odissea all’ufficio pubblicità dello sviluppo economico, che ha bloccato i nostri entusiasmi dal 24 novembre 2000, data della prima richiesta di mettere la pubblicità sui velocipedi, al 5 giugno 2003, data in cui ci è stata rilasciata un’autorizzazione a poterlo fare.

Cosa è successo in questi due anni e mezzo?
La prima domanda, che si riferiva al periodo di Natale 2000, fu respinta dopo poco tempo. Vi furono molte altre sollecitazioni da parte nostra, condite da infruttuosi contatti con vari consiglieri comunali ed assessori. La cosa più simpatica la provocò provocò l’allora direttore del Servizio Sviluppo Economico, quando, ad ottobre 2001, inoltrammo una richiesta per sapere se poteva esistere la figura professionale di “conduttore di risciò”. Dopo un mese e mezzo di silenzio sollecitammo una risposta. A dicembre 2001, gli uffici comunali non seppero far meglio che passare la patata bollente al ministero del lavoro, con una richiesta di parere su un’”ipotesi di lavoro per l’attività di conduzione di rickshaws”.

Bellissimo, il ministero ha mai risposto?
Lo ha fatto quasi subito. In maniera inaspettata per tutti, soprattutto per il Comune, il parere fu positivo. Al che presentammo subito una nuova richiesta per la pubblicità. Era il 2 gennaio 2002. Dopo diversi mesi di tira e molla, scoraggianti silenzi da parte dell’ufficio preposto, inoltrammo un sollecito ufficiale. Quasi un anno dopo, novembre 2002, ci fu data una nuova risposta negativa. Poco dopo passò una delibera della giunta che impediva esplicitamente la pubblicità per conto proprio sui mezzi a pedali. Evidentemente non avevano di meglio a cui pensare...

Quindi eravate di nuovo al palo...
Non ci arrendemmo. Presentammo subito ricorso al TAR, chiedendo l’annullamento del provvedimento di diniego e la sospensione della delibera della giunta. Il ricorso fu presentato il 28 dicembre 2002; a fine febbraio 2003 è arrivata la prima vittoria, con la sospensione della delibera della giunta, in attesa della sentenza definitiva del TAR. Nel frattempo il Comune ha cercato di salvare il salvabile, concedendoci l’autorizzazione che inizialmente ci avevano negato (giugno 2003). La sentenza del TAR, a noi favorevole, è arrivata solamente il 14 ottobre 2003, dandoci una grande soddisfazione, per quanto ormai simbolica, visto che avevamo già ottenuto quanto di nostro interesse.

Allora avete vinto, come mai non vediamo i risciò per le strade?
In realtà stiamo uscendo, anche se in maniera piuttosto sporadica, portando la nostra pubblicità. Adesso che abbiamo ottenuto la sentenza favorevole, siamo alla ricerca di sponsor con cui condurre delle iniziative.

Oltre alla pubblicità, avete pensato ad altri modi di impiegare i risciò?
Guarda, proprio durante le nostre uscite più recenti, ci siamo resi conto di quanto sia bello e romantico girare a Firenze con il risciò di sera, quando non ci sono più il rumore, la confusione e l’inquinamento a cui siamo abituati durante il giorno. Grazie ad un amico di un’agenzia di viaggi, è nata l’idea di proporre il giro-regalo in risciò, confezionato come un vero e proprio pacchetto turistico acquistabile in agenzia di viaggio. Il servizio sta per partire, chi volesse saperne di più può visitare il nostro sito www.olimfirenze.com.

Si parte da 49 euro per un’ora, i prezzi non sono esattamente popolari...
E’ vero, ma l’agenzia conta di offrire un servizio di qualità, con personale altamente qualificato, capace non tanto di esprimere prestazioni alla Cipollini, ma di coccolare il cliente-turista, offrendogli un’esperienza insolita alla scoperta della città, fornendo al passeggero una panoramica dei luoghi più interessanti del centro storico. Il giro in risciò potrebbe rappresentare il primo contatto del turista con la città. Il turista potrà poi approfondire, nei momenti successivi della propria permanenza a Firenze, la conoscenza con i luoghi che maggiormente lo hanno colpito durante il giro.

Per concludere, ma non è proprio possibile un servizio tipo taxi?
Allo stato delle leggi vigenti, la cosa non sembra proponibile e tutto sommato non ci interessa. Occorrerebbe invece modificare la legge per permettere l’N.C.C. con velocipedi. Anzi vorrei chiedere a tutti, dalle associazioni ambientaliste ai semplici cittadini, di farsi promotori di una modifica del codice della strada e delle relative leggi regionali, in modo che sia quanto meno previsto l’utilizzo dei velocipedi come mezzi per effettuare il noleggio con conducente.